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Era una di quelle sere noiose, una di quelle facili da dimenticare. Eppure eccomi qui a parlarne, lasciate che vi spieghi.

Ero steso sul letto a leggere un libro, con la fioca luce della candela ed il debole spiffero proveniente dalla finestra che compensava offrendomi un delizioso panorama notturno.

Tranquillamente, passarono le ore e decisi che fosse tempo di riposare. Spensi la candela e mi infilai sotto le coperte le quali mi inebriarono con il loro dolce calore, cullandomi nel sonno.

Poco dopo essermi appisolato sentii uno scatto tanto veloce quanto rumoroso, mi sembrava il cigolio di qualche vecchio mobile che avevo in stanza. Non ci feci molto caso e tornai a dormire.

Dopo qualche secondo sentii ancora quello scatto che mi entrava dritto nelle orecchie, facendosi spazio nel silenzio totale di quella notte.

Stava diventando fastidioso ma ero troppo stanco per alzarmi e controllare, lasciai perdere e tornai nel sonno.

Ancora una volta sentii quel dannato “tack” esplodere nella mia camera da letto e non ebbi neanche il tempo di infastidirmi che subito ne sentii un altro.

"Cosa diamine è questo rumore infernale?!" dissi, mentre mi alzavo di scatto per controllare la causa del molesto ticchettio.

Cercai ovunque ma nessun mobile cigolava, nessuna porta, nessun candelabro, nessun dannato niente.

Probabilmente veniva da fuori così controllai anche la finestra, niente. L’unica cosa distinguibile in quel panorama oscuro erano i tetti illuminati dalla luna e poco altro.

Rassegnato, tornai sotto le coperte sperando fosse solo frutto della mia immaginazione e che sarebbe passato in fretta… questo non accadde. Appena sistemato nel letto il ticchettio si ripresentò, come a farsi beffa di me. Non potei trattenere l’imprecazione e saltai giù dal letto con bestiale irritazione: "Dove? DOVE? DA DOVE VIENE QUESTO MALEDETTO FRACASSO?" nel mentre iniziavo a lanciare con noncuranza tutte le cianfrusaglie posate sul comodino: "PERCHÉ,  DIAMINE, A ME QUESTA ORRIBILE TORTURA?!" Sorprendentemente continuavo a sentire quel debole rumore nella mia testa e questo mi fece adirare ancor di più: iniziai a buttar giù l’armadio e scaraventare il comodino per terra, capovolsi il letto e spaccai la scrivania, presi lo specchio e lo lanciai fuori dalla finestra (rompendo anche quella) ed infine iniziai a percuotere il pavimento con lo sgabello… ma il ticchettio continuò, calmo e deciso come sempre, a trapanare il mio cervello.

Non sapevo cosa fare, sembrava una maledizione vera e propria. In quel momento sentii di star per impazzire ma riuscii a controllarmi trovando un’idea geniale per risolvere il mio problema.

Andai nel mio studio accompagnato dal ticchettio cercando quel prototipo di “motore a scoppio” che mi diede un certo Enrico Bernardi qualche tempo addietro per verificarne l’efficacia, mi serviva il carburante per il mio scopo (ricordavo bene le avvertenze sulla pericolosità di quel liquido da parte del sig. Bernardi)

Tornato in casa iniziai a spargere quella puzzolente sostanza ovunque, sopratutto nella camera da letto, dopodiché accesi un fiammifero e lo gettai per terra.

Sicuramente così sarei riuscito a liberarmi del dannatissimo ticchettio.

Scesi le scale e ammirai l’ardere del palazzo con immensa gioia, finalmente era tutto finito.

Ma… ecco che il fato mi smentì.

Riuscii a distinguere perfettamente il ticchettio tra l’ardere delle fiamme e le urla dei condomini, non era ancora finita.

Probabilmente qualche sorta di strega mi aveva maledetto per qualche torto fatto, ma chi?

Girai per strada in cerca di una risposta, ancora in pigiama con il freddo gelido che mi circondava in quella notte di agosto.

Mi resi conto della pazzia che stavo facendo: come potevo scendere in pigiama? Avevo bisogno di un cappotto.

Il primo sfortunato che incontrai era una specie di barone, vestito con tuba e cappotto nero. Mi avvicinai e gli chiesi gentilmente se fosse stato così gentile da prestarmi i suoi vestiti.

Non rispose...《Chi tace acconsente》pensai, e iniziai a spogliarlo. Ora che ci penso credo gli fosse stato difficile parlare con quel legno appuntito conficcato nella gola… comunque.

Vestito e deciso, continuai la mia ricerca. Le streghe sono tutte donne, il cerchio si restringe.

A quell’ora della notte si trovavano molte fanciulle per Buck's Row ad attendere, una di quelle doveva essere la strega che cercavo.

Prima però mi serviva un’arma per uccidere la strega. Fortunatamente, notai che nella tasca interna del mio nuovo cappotto c’era un coltellino a scatto molto leggero ed ergonomico.

"Che fortuna!" dissi, doveva essere opera del fato.

Mentre proseguivo la mia ricerca mi ritrovai dinnanzi ad una donna, sulla quarantina credo, che mi guardava maliziosamente. Quasi sicuramente era lei, i suoi capelli a ciocche grige ed i suoi denti mancanti la rivelavano una vera e propria strega.

Mi continuava a guardare mentre faceva gesti sconci, SI STAVA BEFFANDO DI ME. Forse credeva che non fossi capace di contrastarla, ma si sbagliava!

Le sono corso incontro sfoderando la lama e riuscii a colpirla al fianco, cadde a terra tentando di mantenersi al cancello appena dietro di lei. Una volta a terra iniziai a pugnalarla ma continuava a urlare con la sua voce stridula (provai a zittirla con un pugno ma con scarso successo) così decisi che le avrei prima tagliato la gola, e così feci.

Dopodiché, con tutta calma e tranquillità, le incisi gran parte dell’addome con tutta la forza che avevo per poi iniziare a squartare ancora più ferocemente. La causa di tutta la mia frustrazione era lei, quella puttana di strada. Quella strega.

Sentendo qualcuno arrivare iniziai a correre, quello che dovevo fare l’ho fatto… eppure, mentre dicevo queste parole, le mie orecchie udirono ancora quel “tack”... “tack”... “TACK”... “TACK”...

Ero sprofondato nello sconforto, come poteva non aver funzionato? Eppure la strega era morta!

Forse non era solo UNA strega… forse era una setta di streghe!

Anzi, sicuramente lo era. Quelle maledette mi odiavano a tal punto da unirsi contro di me, maledette!

Dovevo trovarle tutte, dovevo ucciderle tutte.

Dovevo… squartarle tutte.

Jack