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Probabilmente penserete che io sia un folle, probabilmente avete ragione, ma questo non mi distoglie dal mio obiettivo principale: quello di narrare ciò che mi è accaduto. Non vi chiedo di credere a tutto ciò che state per leggere parola per parola, ma ,almeno, di prestare attenzione, sapete, nel caso succedesse qualcosa di simile anche a voi.

Iniziò tutto qualche mese fa quando andai in visita ai miei genitori a Boncé, un piccolo paesino francese con poco più di 240 abitanti, il paese che mi vide camminare per la prima volta e che mi vide proferire la mia prima parola.

Mi trasferii giovanissimo in Italia, a Mantova, dove proseguii i miei studi di architettura e dove incontrai la ragazza che amavo, Sabrina. La incontrai per caso il mio primo giorno di università, le chiesi dove fosse la mia classe con un italiano abbastanza indecente, devo ammettere che parlavo davvero male all'epoca (non che adesso sia un qualche portento in italiano), ma non dilunghiamoci troppo.

A Boncé non vi è molto, è un paese sperduto tra le campagne francesi. Vi è solo un minuscolo laghetto recintato con qualche panchina, delle case (molte delle quali modestissime) e una piccola chiesa.

Per qualche strano motivo quando ero piccolo quella chiesa mi spaventava, probabilmente avevo letto troppi racconti del terrore o avevo visto troppi film.

Quando passai con la macchina vicino a quel luogo sacro non potei che provare un senso di inquietudine accompagnato alla nostalgia nel rivedere quella struttura posta a casaccio tra le viuzze di quel paesino dimenticato da Dio.

I miei genitori appena mi videro cominciarono a farmi i complimenti per i bei vestiti che indossavo, per la macchina e anche per il cellulare.Entrai nella casa che mi aveva cresciuto, ma mi ritrovai spaesato. Non la sentivo più casa mia da un sacco, da troppo, e negli anni anch'essa era cambiata adattandosi ai tempi che passavano. I miei genitori erano invecchiati, potevo vedere le rughe nei loro visi, ma un cosa non era cambiata: la grande libreria di mio padre.

Ricordo con gioia i libri pieni di misteri e di storie avventurose che mio padre conservava gelosamente nella sua libreria, ma ricordo ancor di più un altro ripiano della libreria, paradossalmente, non adibito ai libri, ma alle videocassette horror di anni e anni fa.

Si, avevo iniziato così con film come “The Terror” con Boris Karloff o con “The Mask of Red Death” di Roger Corman con Vincent Price.

Tastai le varie cassette in cerca di una che non ricordassi e ne vidi una che ero più che sicuro di non aver mai visionato, “The Church”.

Un brivido mi percosse la schiena nel leggere il titolo della cassetta, ma tornai in me quando mia madre mi chiamò all'attenzione, chiedendomi del lavoro. Le spiegai che stava andando tutto bene e che lavoravo sodo, ma i miei sforzi erano ricompensati. Nominai anche Sabrina sorridendo e i miei realizzarono subito che l'amassi.

A cena mangiai nuovamente nel tavolo dove consumavo i miei pasti da piccolo, ricordandomi di tutti i bei momenti passati in famiglia. La notte arrivò ed io salì le scale arrivando in quella che era la mia camera, arredata a stanza degli ospiti dopo la mia partenza. Mi stesi sul letto cercando di prendere sonno, inutilmente.

Provai a perdere un po' di tempo su Facebook, ma ,dopo aver scrollato la bacheca, mi iniziai ad annoiare e ,inoltre, la rete non prendeva quasi per nulla. Scesi dal letto e mi incamminai verso il piano di sotto intenzionato a vedere uno dei film della collezione di mio padre.

Camminai silenziosamente per far in modo di non svegliare i miei anziani genitori e ,guidato dalla luce del telefono, feci luce sulle infinite VHS appartenenti a mio padre. Trovai subito “The Church”, ma stavolta ,appena la sfiorai, provai un sentimento incredibile di terrore che mi paralizzò per qualche istante, poi mi feci coraggio e presi la videocassetta.

Un rumore di passi mi fece immobilizzare, poi mi girai di scatto.

Era solo mio padre, svegliato dal mio camminare sulle assi di legno della dimora, che mi convinse a tornare a dormire dicendomi che avrei potuto guardare il film un altro giorno.

Solo adesso capisco il motivo per cui non voleva mostrarmelo.

Il giorno dopo scesi le scale di primo mattino e subito andai a vedere la videocassetta, era ancora lì, al suo posto, sorrisi pensando ad una vhs che cammina. Mia madre mi chiamò a tavola per farmi fare colazione. Sarei partito quel pomeriggio e volevano passare la mattinata intera con me.

Nel primo pomeriggio caricai le valigie in macchina e presi la giacca dalla sedia posta nel salotto, qui la libreria attirò la mia attenzione e ,senza dir nulla, presi il film che mi aveva inquietato e incuriosito allo stesso tempo e lo nascosi sotto la giacca, non so il motivo per cui lo feci, ma fatto sta che ,tornato a Mantova a tarda serata, feci subito partire il film.

Era il solito b-movie di bassa manifattura, ma sembrava più recente degli altri che ero abituato a vedere, probabilmente risaliva agli anni '80 o addirittura ai '90. Non potevo esserne certo data la bassa qualità delle riprese. Il film parlava di una setta satanica, ma sembrava più che altro un documentario, probabilmente era fatto a posta per dare un'area realistica al tutto nonostante la pessima recitazione.

Qualcosa ,però, mi era familiare in tutto ciò.

Verso fine del film comparve un essere demoniaco al centro della stanza in cui si svolgevano i riti, raggomitolato su se stesso.

Aveva un pelo di color viola lucente con qualche pelo verde, non sembrava aver una testa, ma anzi, un teschio con delle corna lunghe e appuntite. Era un mostro tipico dei film horror di serie b, irrealistico come concetto, ma aveva qualcosa di così stranamente realistico che mi mise un senso di angoscia. Il teschio con qualche brandello di carne ancora attaccato sembrava assolutamente vero e la mimica facciale dell'essere, se mimica può essere definita, era troppo realistica per un pupazzone di gomma. Anche il pelo non sembrava finto e ,quando iniziò ad uccidere gli uomini in cerchio attorno a lui, pensai che doveva essere per forza un film recente fatto in modo da sembrare d'epoca.

Il film finiva con un primo piano del mostro che mostrava due buchi neri al posto degli occhi.

Tremai per l'inquietudine e ,immediatamente, cercai su Google se si sapeva qualcosa sul film. Nulla, nessuna pagina, nessun file, nessuna discussione.

Quel film e la casa produttrice non esistevano. Almeno così pensai fino a quando ,in risposta ad un mio topic su un forum di appassionati, non mi rispose un utente chiamato “MisterHim” che mi linkò un sito dedicato ai film della casa produttrice, oramai scomparsi dal web. Lo ringraziai e aprii il file.

Grave errore.

Vi erano un sacco di film, commenti degli autori e perfino un negozio web, oramai inattivo, ma che testimonia il fatto che ,fino a qualche tempo fa, la casa esisteva. Il nome del capo di questa casa era Alfred Test e scoprii che il film che avevo visto aveva come nome di produzione “The Rise of Creep” essendo il prequel di un altro film horror della stessa casa denominato semplicemente “Creep”che immaginai fosse il mostro viola presente nella pellicola.

Quella sera Sabrina venne a mangiare a casa mia e ,assieme, decidemmo di vedere il primo film della saga del mostro che mi aveva tanto inquietato. Questo film era più classico e mostrava di come, in una notte d'estate, un gruppo di adolescenti venisse ucciso non dal solito killer mascherato e armato di macete o motosega, ma dalla creatura diabolica col volto scheletrico.

Anche questa volta ,se non fosse per la pessima recitazione, sarebbe stato un film che avrei definito moderno nonostante fosse stato girato, a detta del sito, nel 1991, l'anno della mia nascita pensai. Il film finiva con un primo piano di una chiesa in cui il demone si ritirava alle prime luci dell'alba.

Il mio cuore si fermò per un istante: era la chiesa di Boncé, il mio paese natio.

Sabrina notò la mia inquietudine e mi chiese cosa stesse succedendo, le spiegai tutto e lei, stranamente, non mi diede del pazzo.

Decidemmo di partire per il mio paese nel weekend, oramai eravamo entrambi curiosi di sapere di più su questi film. Il weekend arrivò troppo presto ed io ero indeciso nel partire, ma alla fine lo facemmo.

Dopo diverse ore di viaggio arrivammo nel paesino dimenticato da Dio, ma ,apparentemente, non dal cinema.

Dormimmo in macchina e ,la notte, notammo che qualcuno stava entrando in chiesa, li seguimmo furtivamente e vedemmo che scendevano in un passaggio che mi ricordò quello del film che avevo preso a casa dei miei genitori.

Io e la mia ragazza spiammo gli uomini che sembravano compiere un rito. Tremai dalla paura con gli occhi spalancati e preso da un senso di angoscia indescrivibile. Non è possibile dirvi come mi trovavo in quel momento, so solo che ero sicuro che il mio cuore sarebbe esploso in men che non si dica.

Gli uomini disposti a cerchio ripetevano ciò che avevo visto nel film ,ma ,probabilmente, senza effettuare lo stesso errore degli individui comparsi nella pellicola.

E la creatura comparì ergendosi dal pavimento, strisciando fuori dalle fiamme dell'Inferno.

Non riuscivo a crederci, stavo per svenire e probabilmente lo feci dato che non mi ricordo molto di ciò che successe dopo.

Mi ricordo solo di essere scappato da qualcuno o qualcosa e di essermi ritrovato nella mia macchina, sotto casa mia, il giorno dopo. Di Sabrina nessuna traccia, non rispondeva al cellulare. Due giorni dopo denunciai la sua scomparsa nonostante sapessi benissimo chi era il suo rapitore. O meglio, cosa.

Cercai su internet “Alfred Test” e scoprii che era il leader di una setta satanica nata in Inghilterra a metà '900 e spostatasi poi nel resto dell'Europa, principalmente in Francia. Sapevo che anche mio padre e ,possibilmente, mia madre c'entravano con questo, anche per il modo sospetto con cui mi parlavano durante le chiamate.

L'utente del forum? Beh lui esiste, ma non sono riuscito a contattarlo nuovamente e ,a quanto pare, non ha mai partecipato a nessuna conversazione né ha mai inviato messaggi se non a me linkandomi il sito web.

Il senso di colpa è troppo grande oramai. Mi sento in colpa per la morte di Sabrina, perché io so che è morta. Non ce la faccio più. Sono mesi che sono tormentato dagli incubi di quell'essere.

Ho deciso quindi di scrivere questo breve testo per dirvi che, se vi trovate in una situazione come la mia, non dovete interessarvi troppo. La curiosità uccise il gatto. E ucciderà me.

Non so cosa mi succederà né quando né dove, ma so che non sarà nulla di buono. Lo posso intuire dagli occhi di quel demone che mi tormenta ogni notte ricordandomi di come la mia famiglia faccia parte di un'orrenda setta e di come la mia dannata curiosità e la mia testardaggine mi abbiano fatto perdere l'unica persona che mi ha mai veramente amato.

Posso vederlo sorridere beffardo nei miei peggiori incubi e giurerei di sentirlo ridere grottescamente anche quando sono sveglio.

Ho capito che la mia vita sta per terminare. Lo posso leggere dagli occhi inesistenti dell'essere.

Dalle sue due orrende orbite vuote.