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Da lungo tempo la Morte Rossa devastava il paese.


Era oramai quasi un anno da quando l'organizzazione a stampo terroristico Almawt Al'Ahmar (che significa letteralmente Morte Rossa) terrorizzava il paese. La sua violenza immonda angosciava la popolazione. I media, ovviamente, cercavano di non spaventare troppo la gente, di non allarmare, ma chi viveva quell'orrido terrore ogni giorno sapeva bene che non era cosa da poco. I miliziani erano crudeli e senza scrupoli, guidati da un'avidità di sangue, dolore e morte senza precedenti.

Un giorno alcuni di loro irruppero in una scuola elementare aprendo il fuoco, furono pochi i fortunati a morire subito. Gli altri vennero presi, uno ad uno, e vennero torturati con pezzi di pelle completamente strappati che ricordavano macchie rosse. L'esecuzione durava poco meno di mezz'ora per ogni vittima, giustiziata nella maniera più atroce possibile. Vi era però un uomo ricco e potente, Muzadahur, dai gusti eccentrici e dal buon cuore. Aveva diverse hotel sparsi per il mondo e da essi ricavava un discreto capitale, abbastanza da renderlo l'uomo più ricco del paese. Quando, oramai, la popolazione era quasi dimezzata e tutto stava andando in rovina sotto i piedi sporchi del sangue di migliaia di innocenti dell'Almawt Al'Ahmar, il ricco uomo d'affari decise di spostarsi con i suoi parenti e con molti dei suoi amici in una sontuosa villa ben protetta quasi al confine del paese, lontano da dove le milizie si aggiravano.

La villa era circondata da un alto cancello con diversi dispositivi di sicurezza. Una volta entrati al suo interno, cosa di certo non facile, vi era un grande giardino e ,a pochi chilometri, un altro cancello dall'area meno timorosa, ma comunque efficiente.

Dopo tutte queste recinzioni protettive vi era finalmente l'enorme villa, grande quasi quanto un castello e le protezioni ricordavano ancora di più le famose strutture medievali.

Nella sontuosa abitazione dell'uomo, arredata in maniera molto poco tradizionale e moderna, oltre ai pavimenti tappezzati da splendido legno dipinto di bianco, alla grande tavola di vetro posta al centro del salone con un'enorme vetrata che dava verso un piccolo parco dove vi era una “modesta” piscina, erano presenti sette grandi stanze, ognuna decorata in maniera diversa.

La prima aveva le pareti bluastre, con mobili e decorazioni di quello stesso colore: un grosso letto con coperte e lenzuola blu di ottima manifattura, una finestra con il vetro che aveva un colorito della stessa tonalità delle lenzuola, un tavolino di legno blu e così via.

La seconda ,invece, aveva come colore dominante il verde, la terza l' arancione, la quarta il giallo, la quinta il bianco e la sesta il violetto.

Vi era poi una settima stanza, chiusa a chiave, ma di cui la porta di vetro nero dava un piccolo assaggio. Era completamente scura, con una sola piccola finestra alta poco più di un metro, cosa strana data la presenza di vetri ogni ,massimo, venti metri, grandi quasi dal pavimento al soffitto nel resto del palazzo. La luce era inoltre fioca data la colorazione nerastra del vetro. L'unico arredamento visibile era un orologio d'ebano, in contrapposizione con lo stile moderno dell'intero palazzo. Esso, ogni ora, emetteva un suono sordo e cupo che fermava il cuore a tutti gli ospiti. Le stanze erano disposte quasi a modo di labirinto, vari corridoi con svolte improvvise o altri passaggi che si aprono, ognuno con diverse stanze e, alla fine di ognuno di essi, una delle sette grandi stanze. A occidente vi era la stanza nera, preceduta da un lungo corridoio, quasi vuoto, che emetteva un grande senso di inquietudine data la sua lunghezza e la sua nudità rispetto il resto: non vi erano infatti camere lungo il suo cammino e, per qualche strano motivo, la luce dei grandi pannelli di vetro era minore rispetto alle altre.

Dopo circa sei mesi, quando i media annunciarono uno stato di massima allerta nel paese e in altre zone prese di mira dalla piaga terroristica, Muzadahur decise di festeggiare per rallegrare i suoi ospiti che avevano sentito delle morti di parenti ed amici che avevano dovuto lasciare.

Un amico dell'uomo, un DJ, decise di allietare la serata con la sua musica, ma lo stile eccentrico del ricco uomo d'affari gli fece istituire una serata in maschera. Le donne e gli uomini, vestiti con costumi e maschere grottesche e realistiche che sembravano uscite da un film di Guillermo Del Toro, si scatenavano a ritmo della musica del DJ.

A mezzanotte esatta il rintocco dell'orologio d'ebano, che copriva qualsiasi suono all'interno della casa, risuonò, puntuale, ed i cuori di tutti si fermarono per un istante.

La musica venne fermata e le danze si fermarono per qualche secondo, poi tutti sorrisero pensando alla loro stupidità e tornarono a festeggiare facendo sparire il turbamento.

Muzadahur era al cellulare con un vecchio amico, quando un rumore pesante di passi lo fece voltare. A quel punto un uomo, vestito come un miliziano, si presentò indossando una maschera rossa.

L'uomo, si avvicinò all'ospite che rimaneva immobile, a fissarlo, senza proferire alcuna parola. Appena Muzadahur aprì bocca per avvertire l'invitato dello scherzo di pessimo gusto capì che quel travestimento era troppo realistico per essere un costume, era infatti sporco di sangue.

L'odore gli arrivò dritto nel naso e gli sembrava di poterlo assaporare. I suoi occhi si sbarrarono quando realizzò cosa stesse accadendo, ma era oramai troppo tardi. Un tocco leggero, istantaneo, del coltello dell'uomo mascherato e Muzadahur era a terra, pieno di sangue, morente.

E allora si seppe che la Morte Rossa era lì e tutti la riconobbero.

Ogni ospite venne ucciso brutalmente e la maschera della morte rossa si sporcò del caldo sangue degli invitati, convinti di essere al sicuro.

Quando la carneficina ebbe fine, il carnefice tornò senza aprire bocca nella stanza nera da cui era entrato, fissando la finestra sfondata e l'orologio d'ebano che aveva coperto il suono della finestra frantumata, Qui trovò un ragazzino, riuscito a scappare e terrorizzato che lo guardava con occhi pieni di terrore. Quando anch'egli morì le luci del palazzo si spensero immediatamente.

E il Buio, il Disfacimento e la Morte Rossa dominarono indisturbati su tutto.