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A John non sono mai piaciute le storie del terrore. Le ha sempre odiate. Non per quello che potete immaginare voi, ma perché odiava che i mostri venissero rappresentati sempre come i cattivi. Lui non pensava fossero per forza malvagi. Non ancora almeno.

Per questo troverete facile capire il motivo per cui ha fatto subito amicizia con il suo nuovo coinquilino.

Era un tipo magrolino , con grossi occhi sporgenti e una carnagione chiarissima. Non usciva di casa, Tranne che di notte. Nessuno sapeva come potesse pagare l'affitto. Quando qualcuno andava a casa di John lui si chiudeva nello sgabuzzino. John si chiedeva per quale motivo uscisse solo al calar del sole.

John in piena notte sentiva i suoi esili piedi muoversi nella notte e la porta cigolante aprirsi. Qualche ora dopo la porta si riapriva e l'esile personcina trascinava qualcosa dentro.

Probabilmente la spesa dato che la mattina dopo John trovava sempre il frigo pieno e ,dato il suo fisico esile, probabilmente il suo coinquilino non poteva far altro che trascinare la roba.

Un giorno i due parlavano mentre John faceva colazione.

Perché non mangi mai?” “Non ne ho bisogno.

Non sei umano...vero?

Ahaha... perché mi chiedi questo? Ahaha...

Tu non sei umano

L'esile figuro alzò l'indice per contestare, ma la sua bocca non si aprì. Anzi si. Avvicinò la sua mano alla faccia e strappò uno strato di pelle.

John vide la scena combattendo contro i conati di vomito.

Il suo amico si era letteralmente strappato la faccia.

Che hai, amico? Ahaha

Il tizio magrolino sorrise. La sua bocca era troppo grande per essere effettivamente umana. La sua faccia... la sua maschera... copriva una parte della bocca mostrando solo lo spazio necessario. La sua pelle era sempre chiarissima ed i suoi occhi sembravano ancora più sporgenti. Non aveva naso, orecchie o capelli, tranne dei buchi per respirare e altri due per udire.

Sorrideva mentre guardava il coinquilino.

C-cosa... cosa sei?

La porta bussò. Era Elizabeth, la ragazza di John, andata in visita al suo ragazzo. L'essere sorridente non corse nella sua stanzina, no. Restò lì. Seduto, con gli occhi fissi verso John.

Il ragazzo esitò, poi si alzò contro la sua volontà ed aprì la porta precipitandosi fuori. La sua fidanzata era lì, con i suoi lunghi capelli biondi, i profondi occhi verdi. Indossava una maglietta nera e dei jeans corti. Non vedeva l'ora di vedere John: era il loro ultimo anniversario. John uscì violentemente e velocemente dalla sua abitazione spingendo via Elizabeth che cadde rovinosamente e sbattè la testa. Del sangue rosso fuoriusciva dal suo naso e dalle sue orecchie. Ed infine i suoi occhi si spensero.

John iniziò a correre ignorando tutto ciò che accadeva attorno a lui, entrò nel parcheggio e ,con le chiavi che aveva in tasca partì. John pensava che i mostri non fossero cattivi. Almeno non nelle storie. Ma non aveva mai visto un mostro vero. E soprattutto nessuno gli aveva mai urlato dritto nel cervello.

La macchina sfrecciava per la strada oramai scarlatta dopo l'ennesimo passante. Due sirene raggiunsero il ragazzo. Lo fermarono e lo arrestarono. “È stato Lui! DOVEVO SCAPPARE! Mi continuava a parlare... a dire CORRI CORRI CORRI!” La polizia non trovò nulla sul suo coinquilino, “Mister Himster”, ma trovò dei cadaveri nascosti nello sgabuzzino.

John venne dichiarato pazzo e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Qui incontrò nuovamente il suo vecchio coinquilino. “Cosa sei allora?”

Non lo hai ancora capito? Sono Lui

L'uomo dagli occhi sporgenti si allontanò tra i corridoi dell'ospedale con addosso la sua giacca e il suo grosso cappello mentre la testa di John faceva a gara con il muro a chi cedeva per prima.